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Perchè lavorare olisticamente è diventato così importante?

L’importanza di un approccio olistico ed integrale, anche in discipline riconosciute nel mondo scientifico occidentale quali medicina e psicologia clinica, è ormai chiaro.

Siamo ormai da decenni entrati in un mondo globale, dove ogni informazione è alla portata di tutti, dove restare chiusi e fermi dietro la porta della nostra singola libera professione, mostra, a noi professionisti e di conseguenza ai pazienti, grandi limitazioni.

Non solo, nella mia esperienza di psicologa clinica, che ho avuto modo di costruire dapprima in Italia in un centro antiviolenza e poi in ben 11 diversi paesi grazie al mio lavoro in emergenza e in diversi progetti di sviluppo con Medici senza Frontiere e con le Nazioni Unite, ho negli anni riscontrato come approcci solo occidentali, di tipo cognitivo, comportamentale, sistemico familiare rischino di diventare solo una delle tante mappe da poter utilizzare per guardare un territorio.

L’essere umano fortunatamente è un sistema vivente complesso, che non può essere ridotto a sola mente, a solo corpo, a sola emotività.

Mi sono accorta molto spesso di quanto gli approcci singoli fossero limitanti: pur lavorando sempre assieme al medico di base o allo specialista di turno, sentivo che potevamo lenire il dolore, scacciare un sintomo disturbante per un breve periodo; ma spesso, per non dire sempre, il corpo richiamava nuovamente, dava un nuovo campanello d’allarme, non era stato ascoltato.

Sicuramente la curiosità che mi è sempre appartenuta mi ha aiutata a cercare di continuo approcci migliori, più completi, e soprattutto a non smettere mai di studiare e di confrontarmi con altri professionisti, per poi integrare nel mio lavoro ogni conoscenza acquisita, pur mantenendo una base clinica. Da qui – tra i vari maestri conosciuti in giro per il mondo – l’incontro, questa volta nel mio paese d’origine, col dott. Pierluigi Lattuada che mi ha aperto le porte al metodo di psicoterapia da lui creato nel lontano 1982: la Biotransenergetica. Da quel momento integro alla mia base ed esperienza clinica diverse metodologie e diverse pratiche: dalle tante pratiche mente corpo di Biotransenergetica alle terapie derivanti dallo Yoga tradizionale, a pratiche meditative o di Mindfulness, ove utile. Ogni trattamento è personalizzato sul paziente quale essere speciale ed unico.

Uno degli insegnamenti più importanti che mi è stato dato è che “la mente mente”: spesso infatti è necessario partire dal corpo per riuscire a vedere ciò che il cuore tiene nascosto. Bisogna assumersi la responsabilità di voler stare meglio, perché spesso è molto più semplice restare nel sintomo e nella malattia, in maniera il più delle volte inconsapevole. Siamo attori protagonisti delle nostre vite, serve una grossa dose di coraggio per poter guardare le nostre ombre e rinascere nella luce della consapevolezza.

Quello che nel mio lavoro attuale viene cercato, non è la sola diminuzione del sintomo, ma il processo sottostante all’apparizione dello stesso. Il nostro corpo ci invia costantemente segnali che ci possono far capire la direzione da prendere. Per comprenderla è necessario un elevato grado di consapevolezza di Sé, che si raggiunge dopo lavori interiori, difficilmente affrontabili da soli. Da soli non riusciamo a vedere oltre i filtri che ci poniamo. Un lavoro interiore quindi, che include 5 livelli: cognitivo, emotivo, energetico, organico e spirituale (non religioso), ognuno di pari importanza, ognuno presente. Sempre nel pieno rispetto della persona, con grande amore quindi verso l’unicità di chi viene a chiedere aiuto.

Lavorare quindi in maniera integrata, dentro al mio studio ma anche fuori. Ormai in organizzazioni mediche mondiali come Medici senza Frontiere è divenuto chiaro come sia importante lavorare integralmente: nei progetti con cliniche sanitarie di primo o di secondo livello il professionista di salute mentale (psicologo clinico) è sempre presente accanto al medico. Nel nostro paese, seppur ancora non pronti nel pubblico settore, almeno nel privato dovremmo cercare di aprirci, di lavorare in rete, di scambiarci opinioni e dare al paziente ciò che gli spetterebbe di diritto: essere informato, essere rispettato e visto nella sua speciale complessità ed unicità, come essere umano nei suoi 5 livelli, non solo come sintomo che rientri in una categoria diagnostica (per ovvie ragioni limitate). E soprattutto mostriamoci al paziente nella nostra umanità, prima ancora che professionalità: togliamoci il camice e cominciamo a sentire, non solo a pensare.

I pazienti devono sapere chi è la persona sulla quale depongono la fiducia, da dove viene, che percorso ha fatto: le persone devono potere, nell’era globale, trovare il curriculum di ogni professionista online e scegliere liberamente dove andare.

I professionisti devono poter sentirsi appoggiati da altri professionisti: il medico di base deve poter conoscere dove poter inviare il proprio paziente. Spesso i medici di base si trovano immersi dalla mole di lavoro e non riescono ad ascoltare come vorrebbero ogni singolo paziente. E così il paziente che ritorna ogni due mesi con la solita gastrite viene spesso trattato frettolosamente, e così sotto a quella gastrite non viene visto un campanello di altro e la persona viene nuovamente inviata dal gastroenterologo, come se non ci fosse già stata varie volte, cercando di coprire un sintomo che mostra ben altro.

L’idea di Studi come lo Studio Igea di Via Monte Grappa a Udine, vuole rispondere in maniera integrata alla persona e vuole diventare un punto di riferimento per i medici di base. Diverse professionalità si incontrano e si scambiano opinioni; il paziente può, volendo, essere seguito in equipe, fare lavori individuali e di gruppo, il tutto personalizzato in base alle singole esigenze di ognuno. Vengono organizzati diversi lavori di gruppo e ogni settimana ci sono conferenze gratuite.

La mia parte è quella della dottoressa del “cuore”, così come venivo chiamata dai bambini nei progetti dove lavoravo in diversi paesi africani, America Latina o anche nel continente asiatico. Da me arriva chi ha voglia di migliorare la propria vita, chi vuole guardarsi dentro, chi sta attraversando un periodo difficile o chi ha un sintomo che tiene ancorato a sé, e dopo terapie spesso farmacologiche, non ha avuto risultati o ha lavorato solo su uno dei 5 livelli citati.

Spesso arrivano direttamente, perché attratti dalle mie esperienze di vita, dopo aver letto il mio blog o “chi sono” sul mio sito web; altre volte arrivano dopo aver partecipato ad uno dei miei corsi (allo Studio Igea si sta svolgendo il venerdì sera per esempio il corso di Meditazione Integrale), altre dopo avermi sentito in qualche conferenza per Medici senza Frontiere.

La mia porta, come quella degli altri professionisti dello studio Igea, è sempre aperta, e di solito le stanze sono stanze che brillano di luce, di umanità, di accoglienza e chi viene, si sente così a casa, finalmente rispettato e compreso, perché in fondo siamo tutti esseri umani, e in fondo siamo tutti unici, ma anche simili e parte di un tutto.

Lasciamo la parola ad una paziente:

Sono Alice, quando ho visto la dottoressa per la prima volta è stato incredibile per come mi ha accolto, da subito mi ha fatto sentire a mio agio. Ecco, quando si dice la differenza la fa la persona, lei ha un dono Speciale: sa andare oltre le parole che è difficile spiegare.

Riesce a sentire il tuo dolore mentre lo racconti. Quando mi trovo di fronte a lei, mi sento ascoltata e non giudicata nonostante il mio impaccio nel parlare. Le sue domande sono come delle chiavi che aprono le porte, che danno chiarezza a ciò che vorrei dire e a ciò che non ho considerato…

Ho tenuto per anni parole non dette per il mio impaccio e grazie a lei oggi sono riuscita a esprimerle e finalmente a vedere tutto più chiaro. Quelle parole che arrivano dritte all’anima, che servono a trovare la direzione giusta, a trovare il tuo Sé e di conseguenza il Coraggio di andare…

Ecco perché per me la dottoressa Elisa Birri ha fatto la Differenza e sento di condividere la mia esperienza con tutte quelle persone che come me si sono smarrite e non conoscono o hanno perso quel Sé!

studioparvati

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